Disfacimento vittoriano

E' difficile vivere ad un discreto livello di consapevolezza senza notare l'enorme incongruenza che tutto, in ogni istante, rende così evidente:
da una parte, la perfezione di qualsiasi particolare del creato ci dà la certezza dell'esistenza di Dio, la coerenza di infinite note che si parano davanti a noi spettatori non ci concede alcun dubbio.
Ma anche un altro aspetto è incontestabilmente presente: la corsa di tutto verso un'apparente disfacimento, verso l'annullamento di simmettrie, ordini e armonia.
In matematica (vedi sopra) la cosa si chiama entropia, secondo me è il segno evidente che non siamo noi il centro dell'Universo, ma dobbiamo cercare con il creato una assonanza mettendoci (difficile!) in secondo piano.
Che quando noi non esisteremo più, il mondo ancora sarà e sarà indifferente al nostro passaggio, un piccolo numero di giri per lui, un'eternità per noi.
Il senso di tutto è, forse, vedere questo mondo come una palestra in cui imparare il rispetto, l'armonia con il tutto e poter ambire al mondo ultraterreno.
Ma allora, perchè stamattina ho pagato tre F24?
Mistero insondabile.

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